L’USPI torna a tenere conferenze e dibattiti in presenza, seppur con le dovute limitazioni imposte dalla normativa vigente in materia sanitaria. La conferenza nella Sala Stampa della Camera dei Deputati di oggi, si è aperta poco dopo le 12:00 e ha visto la partecipazione di relatori esperti in materia e di alcuni giornalisti in platea. 

Il dibattito, nell’ambito del tema “Informazione, politica e social: tra diritti e responsabilità”, ha preso il via con una breve introduzione del Direttore di Giornalistitalia.it, Carlo Parisi, che ha presentato i relatori e ha avviato la riflessione partendo da come “l’avvento dei social abbia trasformato tutto il settore. La sfida è quella di tenere alta la bandiera dell’informazione di qualità e della professionalità con la tutela dei principi etici e deontologici”.

Subito dopo, il Segretario Generale USPI, Francesco Saverio Vetere, tra i promotori dell’evento, ha aperto il suo intervento con i ringraziamenti di rito, ai relatori e agli organizzatori per la possibilità di confronto su “un tema che ci terrà impegnati nella riflessione per i prossimi anni”. Tema di stringente attualità che riporta inevitabilmente alla “tutela della libertà di stampa, al rapporto tra l’autorità e l’informazione e al come le istituzioni devono gestire il tutto. Senza dimenticare l’altro tema, ovvero il rapporto tra editori e giornalisti con i poteri economici”. 

Secondo Vetere, “oggi il problema è diverso dal passato, soprattutto se lo si guarda dal punto vista quantitativo che ne cambia quindi la qualità. Il rapporto dei giornali, ad oggi, non è più soltanto con le istituzioni e con i poteri economici che pensano di condizionarli, e non si situa a livello di stati nazionali”. Infatti, “ci confrontiamo con un settore dell’informazione che è determinato dalla presenza di players a livello mondiale che detengono la proprietà dei mezzi di produzione e diffusione dell’informazione nel mondo”. Ecco perché, per il Segretario Generale di USPI, “la legge non è più adeguata a regolare fenomeni così grandi. Gli strumenti che ora abbiamo a disposizione sono arcaici come la mentalità e le istituzioni”. La soluzione proposta è quindi quella di “cercare di risolvere questi problemi su più livelli, non più solo a livello statale”. “Forse, per tutelare la libertà di stampa, una soluzione potrebbe essere quella di creare delle autorità indipendenti a livello sovranazionale con delle precise garanzie di indipendenza rispetto agli Stati e alla politica”. A fine intervento, Vetere si è congratulato con Google per il suo comportamento che si pone in una logica dialogante e con profondo rispetto per i principi e i valori della libertà di stampa. 

Il Segretario Generale ha poi concluso facendo un breve cenno al lavoro di USPI in questo ambito, sottolineando che “abbiamo bisogno di una mentalità diversa, evolutiva, per crescere” e per questo motivo USPI ha sottoscritto un contratto di lavoro redazionale e non con la CISAL, proprio per sostenere il settore in un momento di forte difficoltà e continuare a lavorare con un occhio al futuro.

Carlo Verna, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, ha iniziato il suo intervento con una precisa richiesta rivolta ai big della rete: “da tutti gli OTT pretendiamo di più, in ottica di trasparenza, di dati, di accesso al funzionamento degli algoritmi” e passando poi allo stato del giornalismo, ha spiegato che c’è “bisogno di una nuova legislazione di fronte a quella che è una mutazione antropologica determinata dai social. Si sono create delle disarmonie, un sistema che non riusciamo più a rendere funzionale”, concordando così con Vetere sul tema delle “leggi arcaiche” che regolamentano il sistema informativo ancora oggi, in Italia. Sul tema delle fake news il presidente del Cnog dichiara: “Noi come giornalisti abbiamo l’ambizione di essere i medici delle fake news riconoscendoci in una serie di regole. La corretta informazione è fondamentale per il cittadino ma abbiamo bisogno di regole ad hoc” e quindi Verna chiede espressamente alle istituzioni di creare “un tavolo in cui si possa ragionare su una soluzione”. 

Arriva poi il momento della politica con il primo intervento del Sen. Primo Di Nicola, Vice Presidente della Commissione per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi del Senato della Repubblica. Anch’egli sottolinea l’estrema attualità del tema “che impone urgenza nell’intervenire”. “Quanto si consuma una merce come l’informazione, è nutrimento culturale e intellettuale che impatta sulla formazione dei cittadini, sulla formazione dell’opinione pubblica. Il diritto informativo del cittadino in Italia da anni non viene tutelato fino in fondo e questo avviene in molte altre democrazie, ma l’Italia ha delle peculiarità sulla questione. Per me siamo in una vera e propria emergenza democratica per quanto riguarda l’informazione, perché in Italia abbiamo un sistema informativo in cui pesano commistioni terribili tra l’informazione stessa, la politica e l’economia. 

L’On. Massimiliano Capitanio fa eco al Sen. Di Nicola almeno per quanto riguarda il nodo cruciale della formazione. Il Segretario della Commissione per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi della Camera dei Deputati sottolinea che bisogna prestare particolare “attenzione agli OTT che altrimenti diventeranno loro stessi a segnalare le notizie da leggere. No a nuovi totalitarismi dell’informazione” e per fare questo dobbiamo impedire ad IA e algoritmi di prendere in mano la professione giornalistica. Per l’On. Capitanio “si tratta di uno scenario complesso e la politica si sta confrontando sulla gestione delle piattaforme e delle fake news”. Sul finire dell’intervento, l’Onerevole lascia una riflessione come spunto: “C’è un’esigenza di educare ai media” a questo nuovo sistema informativo, più disintermediato. 

Il terzo panel, moderato sempre dal Direttore Parisi, si apre con l’intervento del Prof. Marco Scialdone, Docente di diritto e gestione dei contenuti e servizi digitali dell’università Europea di Roma, che affronta immediatamente la questione dell’oscuramento dei profili social di Trump, con tutte le riflessioni che ne scaturiscono. La difficoltà del legislatore sta nel non aver previsto, ovviamente, la trasformazione di internet come luogo fisico, in particolare social come Facebook, paragonati ad una “agorà virtuale, piazza immateriale”.

Per il Docente, è charo che “non si può lasciare al privato la regolamentazione di un sistema del genere”. L’UE ha lanciato una cosa interessante, il Digital Service Act, che il Prof. Scialdone chiarisce, riprendendo il ragionamento del Segretario Generale Vetere, come una “norma che non interviene nella regolamentazione della piattaforma, ma disegna una cornice in cui la piattaforma si muove, senza scavalcarla mai”. Forse sarà così che “le piattaforme si aprono alla società e ai soggetti che già la abitano”.

L’ultimo intervento è ad opera del Dott. Diego Ciulli, Public Policy di Google, che riporta la visione del proprio motore di ricerca per cercare di spiegare come Big G affronta queste problematiche e soprattutto come cerca di sostenere il settore editoriale, in ogni caso di suo interesse: “L’attenzione di Google a questi temi è molta. Investiamo molto nell’editoria”. Sulla faccenda della nuova normativa australiana, Ciulli mette in guardia: “l’idea che si debba pagare per pubblicare dei link è pericolosa per internet e per la sua architettura. Si afferma un principio pericoloso, perché si può scegliere chi linkare e chi no, quindi si rischia di limitare, e di molto, la libertà di internet”. 

Ciulli, poi, spiega meglio un punto forse non chiaro a molti: “noi non siamo un social network, non vogliamo mettere l’utente in un flusso di notizie. Noi abbiamo l’interesse ad avere informazione di qualità sulla nostra piattaforma, per questo abbiamo creato Google News Showcase”. Ecco perché viene ribadito, dall’ultimo relatore, il bisogno di una regolamentazione obiettiva e soprattutto di soggetti terzi che possano decidere cosa ci deve essere sul web. “Si deve uscire dal mondo in cui noi dobbiamo avere tutta questa responsabilità, dovrebbe averla un soggetto terzo indicato dalle istituzioni”. 

La conferenza è stata trasmessa in diretta streaming sulla webtv della Camera dei Deputati e rimarrà online per i prossimi 15 giorni, disponibile per la visione.

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