Dopo il faticoso accordo trovato a fine luglio tra USPI, FIEG e le altre Associazioni di editori con Poste Italiane SpA per la “Tariffa ROC” (editori profit), e con il via libera della Presidenza del Consiglio e del Ministero per lo sviluppo economico, sembrava vicino l’obiettivo di rianimare il settore dell’editoria (e con esso tutti i settori collegati: cartiere, tipografie, giornalisti, server grafici...) messo gravemente in crisi dal decreto ministeriale del 30 marzo scorso che, da un giorno all’altro, ha sospeso tutte le agevolaizoni tariffarie postali ed ha imposto a tutti gli editori la “tariffa piena”, con aumenti generali del 120% dei costi di spedizione.
Per questo è stato un fulmine a ciel sereno (diremmo invero, già nuvoloso) la notizia che il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva bocciato le bozze dei due decreti, quello per le tariffe ROC e quello per le tariffe no-profit, per mancanza di copertura del Fondo o per mancanza di verifica di copertura del Fondo.
Secondo la Ragioneria Generale - in una nota interna - in vigenza del DL 353/03, convertito nella legge 46/04, esiste un diritto di Poste a chiedere comunque un rimborso allo stato per le agevolazioni che andrebbe ad applicare e ritiene quindi “che il decreto nelle attuali termini non possa garantire l’assenza di pretese future di Poste”. A meno che la Presidenza del Consiglio non recuperi risorse preventivamente all’emanazione del decreto.
In sostanza, il decreto del Ministro per lo Sviluppo economico del 30 marzo scorso, che ha sospeso le agevolazioni tariffarie postali all’editoria con la conseguente sospensione del rimborso statale a favore di Poste, aveva solo il potere di “sospendere” appunto, tale rimborso che andava confermato da una legge del Parlamento.
A sbloccare la situazione è intervenuto un emendamento al DL Trasporti, presentato dal Sen Cosimo Latronico, fatto proprio dalla Commissione Bilancio del Senato e approvato con voto bipartisan in Aula, con il quale il rimborso delle tariffe postali a Poste da parte del Dipartimento editoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, viene abolito fino al 31 dicembre 2012.
Ecco il testo dell’emendamento passato al Senato:
All’articolo 2 dopo il comma 1, inserire il seguente:
«1-bis. In considerazione della specificità del settore, a decorrere dal 1° settembre 2010 e fino al 31 dicembre 2012, per le spedizioni dei prodotti editoriali effettuate dalle imprese editrici di quotidiani e periodici iscritte al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) e dalle imprese editrici di libri non si applica l’articolo 3, comma 1 del decreto legge 24 dicembre 2003, n. 353 convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2004, n. 46, e le tariffe massime applicabili sono determinate, senza oneri a carico del bilancio dello Stato, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri, da adottare entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto».
Semaforo verde, dunque, al decreto interministeriale (sviluppo-economia) di recepimento dell’accordo Poste-Editori sulle “tariffe massime” da applicare da parte di Poste Italiane per la spedizione di prodotti editoriali (quotidiani, periodici e libri), che prevederà un incremento medio del 38% della tariffa agevolata pagata sino al 31 marzo scorso, con differenziazioni a seconda della destinazione territoriale delle spedizioni.
Il decreto-legge 5/8/2010, n. 125 (c.d. DL Trasporti) dovrà essere approvato dall’altro ramo del Parlamento entro il 5 ottobre p.v., a pena di decadenza.
Successivamente, i Ministeri competenti avranno 15 giorni di tempo per emanare il decreto tariffario postale. Si arriverà, probabilmente, a fine ottobre.
«Ora, con questo provvedimento, il diritto soggettivo di Poste a percepire i fondi dello Stato viene meno» ha spiegato il nostro Segretario Generale, Vetere, in un articolo pubblicato su “Avvenire” del 23 settembre scorso, che ha anche commentato: «E’ una soluzione che si presenta come il minore dei mali. Adesso speriamo che i mesi peggiori siano alle spalle».
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Diverso è il discorso che riguarda le tariffe per le associazioni senza fine di lucro individuate nel comma 3 dell’articolo 1 della legge 46/2004, che hanno subìto un aumento del 500%.
In questo caso il fondo che compensa le tariffe ostali del no-profit ammonta a 30 milioni di euro, per l’anno 2010, stanziati nel DL “incentivi” (DL 10/2010, convertito nella legge 73/2010).
Ma, come rilevato dalla Ragioneria dello Stato, la copertura dei 30 milioni dipende dalle maggiori entrate nelle casse dello Stato derivanti dalla soluzione del contenzioso tributario (DL 40/2010) il cui termine è fissato per il 29 ottobre 2010. Solo dopo tale data - secondo la Ragioneria - cioè nei primi giorni di novembre, si potrà procedere all’accertamento delle somme complessivamente affluite e imputare i 30 milioni al suddetto fondo.
In attesa del decreto che risollevi il mondo del “no-profit” messo duramente in crisi dalla sospensione delle agevolazioni postali, il quotidiano della CEI continua a parlare di “delitto mediatico”.


