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Analisi della legge di bilancio 2019 e delle norme sull’editoria in essa contenute
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08/02/2019

Soppressione delle agevolazioni tariffarie telefoniche, dal 1° gennaio 2020, e progressiva riduzione e abolizione dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici.

 

LA FINE DELLE AGEVOLAZIONI INDIRETTE DAL 1° GENNAIO 2020: LE TARIFFE TELEFONICHE

 

Riguarda le imprese editrici di quotidiani e periodici e le imprese radiofoniche nazionali e locali e le imprese televisive locali.

 

Dal prossimo anno (1° gennaio 2020) non sarà più riconosciuto il contributo per le spese di telefonia e di elettricità ai soggetti citati. Lo stabilisce l’insieme dei commi 772-775 dell’articolo 1 della legge in esame.

 

Questo è il testo:

 

ARTICOLO 1, COMMI 772-775

 

(Soppressione delle riduzioni tariffarie e dei contributi per le imprese editrici e radiotelevisive)

 

772. A decorrere dal 1° gennaio 2020 sono soppresse le riduzioni tariffarie di cui all’articolo 28, commi primo, secondo e terzo, della legge 5 agosto 1981, n. 416, all’articolo 11 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, all’articolo 8 della legge 7 agosto 1990, n. 250, e all’articolo 23, comma 3, della legge 6 agosto 1990, n. 223.

 

773. A decorrere dal 1° gennaio 2020, i commi primo, secondo, terzo e quarto dell’articolo 28 della legge 5 agosto 1981, n. 416, sono abrogati.

 

774. A decorrere dal 1° gennaio 2020:

 

a) la lettera a) del comma 1 dell’articolo 11 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, è abrogata;

b) la lettera a) del comma 1 dell’articolo 8 della legge 7 agosto 1990, n. 250, è abrogata;

c) all’articolo 23, comma 3, della legge 6 agosto 1990, n. 223, le parole: «agli articoli 28, 29 e 30» sono sostituite dalle seguenti: «agli articoli 29 e 30».

 

775. Il comma 5 dell’articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198, è abrogato.

 

APPROFONDIMENTO

 

I commi da 772 a 775 dell’articolo 1 sopprimono, a partire dal 1° gennaio 2020, le agevolazioni tariffarie per la telefonia e le connessioni dati per le imprese editrici e radiotelevisive, con un risparmio netto per lo Stato, previsto dalla Relazione tecnica, di 28,252 milioni di euro. Di seguito sono illustrate in dettaglio gli interventi disposti dai commi 772-775, a decorrere dal 1° gennaio 2020.

 

Il comma 772 sopprime le agevolazioni tariffarie previste dalle seguenti norme:

 

- articolo 28, commi dal primo al terzo, della legge n. 416/1981, che prevede la riduzione del 50 per cento delle tariffe telefoniche fatturate dai gestori dei servizi telefonici, ivi compresa la cessione in uso di circuiti telefonici e a banda larga per le imprese editrici;

 

- articolo 11 della legge n. 67/1987 e dall’articolo 8, della legge n. 250/1990, che attribuiscono lo stesso beneficio anche alle imprese di radiodiffusione sonora che presentino specifici requisiti;

 

- articolo 23, comma 3, della legge n. 223/1990 che ha esteso i medesimi benefici ai concessionari per la radiodiffusione televisiva in ambito locale. Nell’art. 11 della legge n. 67/1987 è ricompresa anche la riduzione dei costi sulle bollette elettriche e sui canoni di noleggio e di abbonamento ai servizi di telecomunicazione (art. 11, co. 1 lett. a), nonché il rimborso del 60 per cento delle spese per l’abbonamento ai servizi di un certo numero di agenzie di informazione (art. 11, co. 1 lett. b).

 

Su tali disposizioni è però intervenuto il decreto-legge n. 194 del 2009 che ha soppresso, a decorrere dal 2009, i contributi previsti sia dall’articolo 11 della legge n. 67 del 1987, sia dall’articolo 8 della legge n. 250 del 1990, sia dall’articolo 23 della legge n. 223 del 1990, assegnati alle radio e alle televisioni locali, facendo salvi quelli relativi agli sconti sulla telefonia ed erogati dal Ministero dello sviluppo economico.

 

Il D.P.R. 223 del 2010 (Regolamento di riordino dei contributi all’editoria) prevede che i contributi previsti dagli articoli 4 e 8 della legge 7 agosto 1990, n. 250, dall’articolo 11 della legge 25 febbraio 1987, n. 67, dall’articolo 23 della legge 6 agosto 1990, n. 223, per le emittenti radiofoniche e televisive, non possono comunque eccedere, per ogni singola impresa, l’importo di 4 milioni di euro, mentre l’articolo 2, comma 35, della legge n. 549 del 1995 ha previsto che l’assegnazione di tali contributi sia subordinata al regolare versamento per tutti i dipendenti dei contributi di legge ai rispettivi competenti enti previdenziali.

 

Il comma 773, dispone l’abrogazione dei commi dal primo al quarto dell’articolo 28 della legge n. 416/1981 (già oggetto di intervento, per quanto riguarda i primi tre commi, da parte del precedente comma 772), mentre il quarto comma dell’art. 28, di cui si dispone l’abrogazione, prevede che le riduzioni tariffarie previste dal primo al terzo comma si applichino con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello della richiesta.

 

Il comma  774 dispone l’abrogazione:

 

- dell’articolo 11, comma 1, lettera a), della legge n. 67/1987, che ha esteso alle imprese di radiodiffusione sonora le riduzioni tariffarie di cui all’art. 28, L. n. 416/1981 (e prevedeva anche che tali riduzioni fossero applicate anche ai consumi di energia elettrica, ai canoni di noleggio e di abbonamento ai servizi di telecomunicazione di qualsiasi tipo, ivi compresi i sistemi via satellite);

 

- dell’articolo 8, comma 1, lettera a), della legge n. 250/1990, che ha esteso alle radio locali, con determinati requisiti, le riduzioni tariffarie dell’art. 28 della legge n. 416/1981 (e ne prevedeva l’applicazione anche ai consumi di energia elettrica);

 

- del riferimento all’articolo 28 della legge 416/1981 contenuto nell’articolo 23, comma 3, della legge, n. 223/1990, che prevede che le agevolazioni dell’art 28, 29 e 30 si applichino alle radiotelevisioni locali con determinate caratteristiche.

 

Si fa presente che gli articoli 29 e 30 della legge n. 416 del 1981 (concernenti il finanziamento agevolato di programmi di imprese editoriali e i finanziamenti per ristrutturazione economico produttiva delle imprese editoriali) sono stati abrogati dall’articolo 21, comma 2, della legge n. 62 del 2001. Il fondo per i contributi in conto interessi attribuiti ai sensi delle citate disposizioni è mantenuto fino al completamento della corresponsione dei contributi per le concessioni già effettuate.

 

Il comma 775 abroga il comma 5 dell’articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198, che rimandava a un successivo regolamento (peraltro mai emanato) per stabilire i soggetti beneficiari, i requisiti di ammissione, le modalità, i termini e le procedure per l’erogazione di un contributo per il sostegno delle spese sostenute per l’utilizzo di servizi di telefonia e di connessione dati in luogo delle riduzioni tariffarie.

 

Dall’abrogazione delle citate disposizioni consegue, a decorrere dal 2020, un risparmio per lo Stato di 28.252.000 di euro, allocato sul capitolo 1501.

 

 

LA PROGRESSIVA ABOLIZIONE DEI CONTRIBUTI DIRETTI ALLA STAMPA

 

L’articolo 1, comma 810 della Legge 145/2018 ha introdotto la progressiva riduzione, fino alla completa abolizione nel 2022, dei contributi diretti a favore di determinate categorie di imprese editrici di quotidiani e periodici e alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale, già dal prossimo anno (2020).

 

Questo è il testo:

 

ARTICOLO 1, COMMA 810

 

(Contributi diretti a imprese radiofoniche e a imprese editrici di quotidiani e periodici)

 

810. Nelle more di una revisione organica della normativa di settore, che tenga conto anche delle nuove modalità di fruizione dell’informazione da parte dei cittadini, i contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, sono progressivamente ridotti fino alla loro abolizione, secondo le seguenti previsioni:

 

a) a decorrere dal 1° gennaio 2020:

 

     1) la legge 7 agosto 1990, n. 230, è abrogata;

    2) all’articolo 1, comma 1247, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole: «, nonché alle imprese radiofoniche private che abbiano svolto attività di informazione di interesse generale ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 250» sono soppresse;

 

b) il contributo diretto erogato a ciascuna impresa editrice di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, in deroga a quanto stabilito all’articolo 8 del medesimo decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70, è ridotto progressivamente con le seguenti modalità:

 

     1) per l’annualità 2019, l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale è ridotto del 20 per cento della differenza tra l’importo spettante e 500.000 euro;

     2) per l’annualità 2020, l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale è ridotto del 50 per cento della differenza tra l’importo spettante e 500.000 euro;

     3) per l’annualità 2021, l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale è ridotto del 75 per cento della differenza tra l’importo spettante e 500.000 euro;

 

c) a decorrere dal 1° gennaio 2022 non possono accedere al contributo le imprese editrici di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70;

 

d) al fine di perseguire obiettivi di valorizzazione e diffusione della cultura e del pluralismo dell’informazione, dell’innovazione tecnologica e digitale e della libertà di stampa, con uno o più decreti della Presidenza del Consiglio dei ministri sono individuate le modalità per il sostegno e la valorizzazione di progetti, da parte di soggetti sia pubblici che privati, finalizzati a diffondere la cultura della libera informazione plurale, della comunicazione partecipata e dal basso, dell’innovazione digitale e sociale, dell’uso dei media, nonché progetti volti a sostenere il settore della distribuzione editoriale anche avviando processi di innovazione digitale, a valere sul Fondo per il pluralismo di cui all’articolo 1 della legge 26 ottobre 2016, n. 198.

 

APPROFONDIMENTO

 

L’articolo 1, comma 810, introdotto nel corso dell’esame al Senato, dispone l’abolizione, o la progressiva riduzione fino all’abolizione, dei contributi diretti a favore di determinate categorie di imprese radiofoniche e di imprese editrici di quotidiani e periodici.

 

Inoltre, prevede il sostegno, a valere sul Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, di progetti finalizzati, tra l’altro, a diffondere la cultura della libera informazione plurale, dell’innovazione digitale e sociale, e a sostenere il settore della distribuzione editoriale.

 

L’intervento di abolizione – o di riduzione fino a completa abolizione – dei contributi diretti a favore di determinate categorie di imprese radiofoniche o di imprese editrici di quotidiani e periodici è esplicitamente disposto nelle more della revisione organica della disciplina di settore.

 

Preliminarmente, è utile ricordare che, nella XVII legislatura, il settore del sostegno all’editoria è stato interessato da un ampio intervento di riforma, che ha visto, in particolare, l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione (art. 1, L. 198/2016), destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale (quest’ultima, di competenza del Ministero dello sviluppo economico), e la ridefinizione della disciplina per l’erogazione dei contributi diretti.

 

In particolare, il d.lgs. 70/2017 – intervenuto in attuazione dell’art. 2, co. 1 e 2, lett. da a) a g), della stessa L. 198/2016, e le cui disposizioni si applicheranno a decorrere dalle domande presentate nel 2019 con riferimento all’annualità del contributo 2018 –, nel ridefinire la disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, ha disposto, anzitutto, che i contributi spettano nei limiti delle risorse a ciò destinate, per ciascuna tipologia, con il DPCM che ripartisce la quota del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione spettante alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e che, in caso di insufficienza delle risorse, agli aventi diritto spettano contributi ridotti mediante riparto proporzionale.

 

L’intervento di riforma ha, inoltre, ridefinito la platea dei beneficiari dei contributi. Nello specifico, la L. 198/2016 ha stabilito quale condizione necessaria per il finanziamento l’esercizio esclusivo, in ambito commerciale, di un’attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale, e la costituzione dei soggetti beneficiari come:

 

• cooperative giornalistiche;

• enti senza fini di lucro o imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto;

• limitatamente a cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici la maggioranza del cui capitale è detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali senza fini di lucro.

Inoltre, ha previsto il mantenimento dei contributi, con la possibilità di definire criteri specifici sia per i requisiti di accesso, sia per i meccanismi di calcolo dei contributi, per:

• imprese editrici di quotidiani e di periodici espressione delle minoranze linguistiche;

• imprese ed enti che editano periodici per non vedenti e ipovedenti;

• associazioni dei consumatori;

• imprese editrici di quotidiani e di periodici italiani editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero.

 

A sua volta, il d.lgs. 70/2017 ha specificato che, ad eccezione delle imprese e degli enti che editano periodici per non vedenti e ipovedenti, gli altri soggetti possono richiedere i contributi per una sola testata.

 

La L. 198/2016 ha, invece, escluso esplicitamente dai contributi:

 

• organi di informazione di partiti o movimenti politici e sindacali. Il d.lgs. 70/2017 ha specificato che sono comprese nell’esclusione, oltre alle imprese editrici, anche le imprese radiofoniche organi di partiti politici presenti in almeno un ramo del Parlamento (art. 4, L. 250/1990);

• periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico. Il d.lgs. 70/2017 ha specificato che si tratta di quelli che hanno diffusione prevalente tra gli operatori dei settori di riferimento;

• imprese editrici di quotidiani e periodici che fanno capo a gruppi editoriali quotati o partecipati da società quotate in borsa.

Sempre il comma 810, lett. b) dispone la progressiva riduzione, fino alla totale abolizione, dei contributi concessi, ai sensi dell’art. 2, co. 1, del d.lgs. 70/2017, alle seguenti categorie di imprese editrici di quotidiani e periodici:

• imprese editrici costituite come cooperative giornalistiche che editano quotidiani e periodici (lett. a);

• imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti morali non aventi fini di lucro, limitatamente a un periodo di cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge 198/2016 (lett. b);

• enti senza fini di lucro, ovvero imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto (lett. c).

 

In particolare, in deroga a quanto stabilito dall’art. 8 del d.lgs. 70/2017 – che ha fissato i criteri di calcolo dell’ammontare dei contributi da concedere a ciascuna categoria –, prevede che l’importo complessivamente erogabile a ciascuna impresa editoriale sarà ridotto:

 

– per l’annualità 2019, del 20% della differenza tra l’importo spettante in base alla normativa vigente e € 500 mila;

– per l’annualità 2020, del 50% della differenza tra l’importo spettante in base alla normativa vigente e € 500 mila;

– per l’annualità 2021, del 75% della differenza tra l’importo spettante in base alla normativa vigente e € 500 mila.

 

Il comma 810, lett. c) dispone, infine, che “a decorrere dal 1° gennaio 2022”, le medesime categorie di imprese editrici non hanno più diritto ai contributi.

 

Segnaliamo che questo articolo si basa sugli Atti parlamentari presentati nei due rami del Parlamento, dai Dossier di documentazione preparati dai Servizi Studi di Camera e Senato e dai Documenti acquisiti dalle Commissioni nel corso di conversione del provvedimento.